Fornovo – Carrara

ITALY – PAGE 5

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TEXTS

La Via dei Longobardi

Monte Bardone

Cassio

Berceto SCE MODERANNE (XXXIII)

La Cisa e il Monastero di San Benedetto SCE BENEDICTE (XXXII)

Pontremoli PUNTREMEL (XXXI)

Filattiera

Villafranca di Lunigiana

Aulla AGUILLA (XXX)

Santo Stefano di Magra SCE STEPHANE (XXIX)

L’antico porto di Luni LUNA (XXVIII)

Carrara

 

MAPS

  1. Fornovo di Taro – Bardone
  2. Cassio
  3. Berceto
  4. Montelungo
  5. Pontremoli – Villafranca
  6. Aulla
  7. Santo Stefano di Magra – Sarzana
  8. Luni

 

 

La Via dei Longobardi

 

Dopo Fornovo, l’antico itinerario differisce sia dalla rimodernata SS 62 che dalla A15 per la Cisa. Sia la strada statale che l’autosrada, fortunatamente per chi desidera camminare, non ricalcano l’antica via Romea, particolarmente nel tratto Fornovo-Cassio e in alcuni punti dopo il Passo della Cisa.

 

Da Fornovo la via Romea assumeva il nome di “Via di Monte Bardone” (dopo la calata dei Longobardi la montagna si chiamò Mons Langobardorum). Il tracciato ricalca una strada romana che univa direttamente Luni e Parma. I Longobardi restaurarono l’antica via di Luni in quanto la via Emilia, la più transitata sino ad allora fra Roma e le Alpi era, oltre Parma, in mano bizantina.

 

Nel febbraio 962, Ottone I prese nota di alcune tappe durante un suo viaggio di ritorno da Roma ed elencò Soriano, Monte Bardone, Berceto, Parma, etc.

 

 

 

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Monte Bardone

 

La Pieve di Santa Maria è del XVI-XVII sec., ma è sorta su una precedente che vi esisteva prima del Mille. Domina, con la sua torre quadrata, lo sperduto borgo di Bardone, circondato da boschi e pascoli, a 402 m di altitudine. Fra le sculture dell XIII secolo è notevole una Deposizione della scuola dell’Antelami. Le numerose sculture, per lo più frammentarie, provenienti sicuramente dall’edificio precedente, echeggiano lo stile dell’Antelami e, pur nella loro rozzezza, appartengono chiaramente alla sfera d’influenza francese.

 

 

 

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Cassio

 

La via transita per il pittoresco e antico borgo di Cassio, con 400 abitanti, a 813 m di quota. Qui si osservano curiose formazioni geologiche che danno luogo ai “Salti del Diavolo”, come vengono definite dalla tradizione popolare delle scalinate rocciose naturali. Nella chiesa parrocchiale si trova un affresco dell XV secolo.

 

 

 

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Berceto

 

La SCE MODERANNE (XXXIII) di Sigerilco è oggi un vivace centro turistico di circa 5.000 abitanti a 800 m di quota. Il Duomo edificato nel XII secolo, fu rifatto nel XV-XVI secolo, è dedicato a San Moderanno, vescovo di Rennes nel 703 e abate di Berceto. Infatti Liutprando re dei Longobardi fondò in località Bercè un’abbazia benedettina. Una frana distrusse in seguito l’edificio e l’abbazia fu trasferita presso la chiesa di San Remigio. Berceto era possesso dei vescovi di Parma nell’879.

 

Il bel portale settentrionale di San Moderanno ha una lunetta un po’ erosa con l’Adorazione dei Magi e l’apparizione dell’angelo a San Giuseppe, opera dell 1190.

 

La via principale di Berceto, chiamata ancor oggi “Via Romea”, restaurata al suo antico carattere, offre scorci assai suggestivi e conserva numerose case con botteghe e negozi di origine medievale. La vecchia taverna del XVII secolo è forse sorta su un più antico ricovero per i pellegrini.

 

 

 

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La Cisa e il Monastero di San Benedetto

 

La Via Romea varcava lo spartiacque appenninico entrando nel mondo mediterraneo in località Monte a 1039 m, in un punto diverso ma non lontano dal valico attuale. La strada transita oggi presso la sorgente del Magra, fiume che sfocia nel Tirreno, presso l’antica Luni.

 

Subito oltre il passo la strada giunge a Montelungo (ossia Mons Langobardorum) località antichissima, dov’era presente un monastero di San Benedetto, dipendenza dell’abbazia benedettina di Bobbio, fornito di un ospizio per i romei.

 

Sarebbe interessante che a questo monastero si riferisse un misterioso passo delle Cronache Anglosassoni che recita: “Hoc tempore (596) monasterium sancti Benedicti a Longobardis desctructum est” . Comunque sia, è questa indubbiamente la SCE BENEDICTE (XXXII) di Sigerico.

 

 

 

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Pontremoli

 

La tranquilla cittadina ha numerosi palazzi barocchi, chiese e notevoli ponti sul ghiaioso Magra e i suoi affluenti. E’ soprattutto nota per le sue librerie e per il suo annuale premio letterario: il Bancarella, assegnato dai librai pontremolesi.

 

La sigericiana PUNTREMEL (XXXI), fu eretta da re Enzo di Svezia nel 1247 sui ruderi di un antico fortilizio; fu poi distrutta nel 1329 e subito riedificata. Della prima Pontremoli rimangono il mastio e un bastione a sud-est. La cittadina sorge al centro della Lunigiana, presso la foce del Magra che raccoglie nel suo ghiaioso letto le scroscianti acque dell’Appennino che gli sta a ridosso. Dall’età del Bronzo fino alla conquista romana si annidavano qui i Liguri Apuani, di cui a lungo scrisse Strabone, e della cui cultura sopravvivono varie statue-menhir, lastre di pietra o stele funerarie con scolpite sembianze umane stilizzate.

 

 

 

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Filattiera

 

La SS 62 giunge poi a Filattiera il cui nome forse deriva dal nome, fylakterion, di una torre bizantina a forma quadrata ancora visibile. In una chiesa preromanica, una lapide dell’VIII secolo commemora una vittoria cristiana sui pagani. Il castello, assai trasformato, è del Xlll secolo.

 

 

 

 

 

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Villafranca di Lunigiana

 

Segue Villafranca, grosso borgo sviluppatosi all’ombra del castello Malnido dei Malaspina, oggi ridotto a rudere. Malnido fu nel 1100 ‘castro cum curia’, atto a riscuotere i pedaggi sulla Via Romea.

 

Da notare la diruta chiesa di San Nicolò, con vicino l’Ospedale di S. Antonio Abate e la chiesa di S. Giovanni (presso il ponte medievale).

 

Il nostro itinerario traversa quindi due interessanti villaggi: Filetto e Virgoletta.

 

 

 

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Aulla

 

La Francigena costeggia il vasto letto del breve Magra, transitando sotto Fornoli per ginngere ad Aulla, la AGUILLA (XXX) trentesima submansio da Roma nel viaggio di Sigerico.

 

Forse gia mansio romana, anche se documentata solo dall’884, Aulla era sicuramente centro dei Liguri. L’Abbazia di San Caprasio è di origine medievale, ma rifatta nel XX secolo. La Rocca, detta la Brunella, con la sua mole quadrata, ha dominato il paese fin dal XVI secolo.

 

 

 

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Santo Stefano di Magra

 

Incontriamo poi, su una piccola altura Santo Stefano di Magra ossia SCE STEPHANE (XXIX). Un villaggio di origine antica, che conserva tratti delle sue mura medievali. Il Castello, oggi convertito in scuola, fu dei Malaspina e dei vescovi di Luni.

 

 

 

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SARZANA

 

L’antico porto di Luni

 

La Via di Monte Bardone, ossia la Romea/Francigena, si immette nella Via Aurelia a Sarzana, ormai in prossimità del mare.

 

Da qui chi andava a Roma si dirigeva verso la vicinissima Luni, un tempo situata sul mare. Luni è il più antico porto della zona, di origini liguri, quindi romano. Della città romana si stanno scavando da decenni i resti nella pianura fra il mare e le Apuane, presso l’estuario della Magra. Oggi ne restano soltanto le rovine sulla riva sinistra del fiume nel comune di Ortonovo (SP), al confine tra Liguria e Toscana. La zona risulta abitata fin dal Paleolitico, ma la città venne fondata agli inizi del II sec. a.C. e fu celebre in epoca romana per il suo porto, da cui partivano le navi cariche di marmo delle Alpi Apuane. Nell’alto Medioevo ebbe un periodo di prosperità sotto la guida dei priori vescovi-conti, particolarmente nel X sec.

 

Benchè attaccata e saccheggiata a più riprese dai Longobardi, e persino dai Vichinghi (X-XI secolo) dovette decadenza e spopolamento soprattutto all’insabbiamento del porto e alla malaria. I mutamenti ecologici che si verificarono verso il tramonto dell’Impero, causati dalle opere dell’uomo, cambiarono l’ecosistema delle coste toscane in maniera traumatica. Si insabbiarono gli estuari dei fiumi e si formarono lagune litorali che causarono lo sviluppo della malaria e quindi l’abbandono di tutte le coste della regione. Nel 1058 l’intera popolazione si trasferì a Sarzana.

 

La “maremma” che si estendeva lungo tutta la costa tirrenica, dalla Liguria a Terracina rimase terra malarica sino al XIX secolo, quado la tecnologia dell’era industriale incominciò ad aver ragione sulle forze della natura.

 

 

LUNI

Museo archeologico

 

 

LUNI

Anfiteatro

 

L’unico edificio oggi visibile da lontano sull’area di Luni è il Museo Archeologico. Avvicinandisi si vedono i selciati delle strade principali, parte dei granai, la parte inferiore dell’anfiteatro del I secolo, e tracce del porto, ora ad alcuni chilometri dal mare.

 

Sigerico, fermandosi a Luni, LUNA (XXVIII), sicuramente visitò la basilica paleocristiana del V secolo, che fu poi totalmente distrutta.

 

Gli scavi archeologici, intensificati negli ultimi anni hanno permesso di chiarire le principali fasi urbanistiche della città, che appare di chiaro impianto castrense con decumano massimo costituito dalla via Aurelia e cardine che collegava il foro alla zona del porto. Sul foro erano i prospetti di edifici pubblici e religiosi come il Capitolium, di cui restano larghi frammenti della decorazione archittettonica fittile, e parte delle sculture frontali di fattura neoattica (II sec. a.C.). L’anfiteatro è databile all’età degli Antonini. Del periodo medioevale sussistono la cripta di S. Marco (VIII-IX sec.), e il campanile e la parte absidale della cattedrale di S. Marco, romanica.

 

 

 

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Carrara

 

Il ruolo di Luni come centro di esportazione del marmo delle Alpi Apuane, dal medioevo fu preso dalla vicina Carrara.

 

Carrara era sicuramente già esistente all’epoca di Sigerico, quando Ottone I la donò ai vescovi di Luni. La cittadina del marmo passò poi a Lucca, Genova, Parma e Milano. Patria dell’anarchia italiana, molti monumenti vi inneggiano alle libertà individuali.

 

Vi nacque Emanuele Repetti, autore di un Dizionario Storico della Toscana, fonte inesauribile di informazioni per la storia della regione e in particolare della Via Francigena che la traversa. Da Carrara, che vive del suo marmo, si possono fare escursioni alle cave di Ravacchione e Fantiscritti.

 

Il Duorno di Carrara, che analogamente a numerosi altri edifici sacri toscani sfoggia un gusto medio orientale, è di stile romanico-gotico. La fabbrica a fasce alternate di marmo bianco e grigio fu iniziata nell’XI secolo e procedette assai lentamente. L’edificio fu infatti completato solo nel XIV secolo, ed è ricco di opere d’arte.