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Linee guida per una metodologica di base nello studio della viabilità

Giovanni Caselli

Ciò che è soggetto a variare nel tempo in uno stesso luogo è, oltre all'ambiente antropico, il concetto di territorio, che l'uomo nel succedersi delle generazioni, l'avvicendarsi di emigrazioni ed immigrazioni e l'evolversi della cultura, via via acquisisce.

La strutturazione antropica dell'ambiente deriva dal concetto di territorio che l'uomo ha assunto in un dato luogo in un dato momento storico poiché da questo deriva il modo di utilizzare il territorio stesso per fasi successive, il modo di percorrerlo, il modello insediativo e di scambio nei suoi limiti territoriali.

Tale modo è il tipo di presa di possesso dell'insieme di strutture naturali individuanti una determinata area inizialmente o delle medesime strutture già modificate da una o più strutturazioni antropiche precedenti.

Il modello insediativo definisce quindi l'insieme delle strutture realizzate dall'uomo in un dato momento, durante l'esercizio della sua attività su un territorio naturale o precedentemente antropizzato.

La prima utilizzazione di un territorio e la prima coscienza di esso assunta dall'uomo, è costituita dalla possibilità di percorrerlo in maniera direttamente relazionata alla strutturazione oro-idrografica.

Il tipo di percorso più spontaneo che ne deriva segue  lo spartiacque in relazione alla minore o maggiore accidentalità del terreno e quindi in minore o maggiore quota altimetrica.

Come dimostrano numerosi studi antropologici, il percorso di crinale è preferito per molte ragioni, la più evidente delle quali è la mancanza di ostacoli costituiti da corsi d'acqua o da compluvi profondi, da paludi e boscaglie impenetrabili.

Un'altra ragione essenziale consiste nella maggior padronanza visuale consentita dall'alta quota, non paragonabile al dominio visivo parziale della medesima area se percorsa lungo i fondovalle.

Pur tuttavia,  il percorso di crinale non sempre può ospitare direttamente il luogo atto alla formazione di un insediamento;  solo in determinate circostanze socio-economiche abbiamo i centri di sommità a quote assai elevate (es: Monte Castel Savino e Poggio di Firenze).

Il principale asse di percorrenza dell'Italia peninsulare è, per lunghissimi tratti, il crinale appenninico che, soprattutto a causa dell'altitudine e dei lunghi mesi di innevamento, possiede ben pochi nuclei abitati.

Solo in settori meno elevati, come ad esempio ad Alba Fucens, si trovano considerevoli insediamenti a quote elevate, fra i 900 e il 1500 m. Inoltre, per definizione, sul displuvio principale non vi è acqua sorgiva, ma solo pozze di acque piovane.

La fase successiva alla semplice percorrenza, quella che vede il sorgere di insediamenti, si avvale di percorsi di crinale secondario, che si diramano dal principale per un livello attiguo a quello delle sorgive.

Il tipo di insediamento più spontaneo, presente pressoché in tutte le culture, si trova su promontorio, ovvero sull'altura che è posta alla confluenza tra due compluvi al termine di una diramazione di crinale, caratterizzata sia dal facile accesso che dal perimetro restante naturalmente delimitato e difeso da scoscendimenti e dagli stessi compluvi.

La progressiva presa di possesso stabile dell'area limitrofa al promontorio per una produzione stanziale (terza fase) completa il quadro di una prima occupazione totale di un'area attraverso la successione di strutture (percorsi , insediamenti, campi coltivati) denotanti lo spazio di qualsiasi cultura umana.

Le tre fasi sopra accennate hanno appropriati corrispettivi economico-civili:  la prima fase nel nomadismo e nella raccolta, la seconda nel nomadismo periodico (raccolta stagionale delle messi, caccia stagionale, transumanza delle pecore) la terza nell'agricoltura e nell'allevamento stanziale.

Una quarta fase ed un successivo quadro civile più vicino a noi si attua con il consolidarsi delle relazioni fra insediamenti contigui. Questo porta ad una strutturazione differenziata caratteristica della progressiva formazione di percorsi di contro-crinale e della progressiva gerarchizzazione degli insediamenti localizzati in situazioni nodali del sistema di percorrenze.

Si osserva quindi la nascita di una ulteriore classe di strutture, i nuclei urbani, e del parallelo raggiungimento di una economia basata sullo scambio che trova nel mercato, caratteristica struttura dell'insediamento promosso a nucleo urbano, il luogo atto ad ospitarlo.

La presenza dei contro-crinali favorisce progressivamente una presa di possesso del territorio fino ai margini del fondovalle e, nel tempo, il raggiungimento del fondovalle  principale.

Questo è il quadro territoriale ancor oggi caratterizzante i territori di media montagna e collinari di qualsiasi civiltà con il progressivo avvicinamento ai sistemi vallivi.

Per fondovalle principale si intendono quelle strutture naturali, costantemente parallele al crinale principale, che costituiscono un ostacolo alla percorrenza spontanea.

Sono percorsi densi di ostacoli la linea costiera marina o lacustre, la riva di un fiume non agevolmente guadabile ed infine la pianura che, come struttura naturale, è ben lontana dal senso odierno del termine.  

In natura la pianura si trova pressoché costantemente nelle condizioni di aver troppa acqua o troppo poca, di essere esposta a periodiche inondazioni, e quindi utilizzabile per la percorrenza o come area produttiva solo mediante arginature e bonifiche.

La pianura è per ciò stesso inospitale fino al raggiungimento di un livello civile e quindi tecnologicamente idoneo ad immettervi il tipo di strutturazione già spontaneamente offerto dalle aree collinari e medio montane.

    E' dopo il raggiungimento del fondovalle che assistiamo ad un repentino ribaltamento del modo di utilizzazione e dell'idea stessa di territorio. La tecnologia atta a percorrere, a bonificare, ad insediarsi nel fondovalle lentamente pervade il territorio già prima strutturato dal crinale. Lo sviluppo dei canali e della navigazione fluviale - a mezzo di chiuse che rendono navigabili anche i torrenti mediante la creazione di lunghi bacini  - si sviluppa con le necessità del trasporto di merci, quindi con lo sviluppo dell’agricoltura su larga scala.

La presa di possesso del fondovalle costituisce un cambiamento di interessi e di visione, un cambiamento di concetto del territorio e, appunto, una mutazione del tipo territoriale al punto in cui noi stessi, assuefatti ormai alla percorrenza litoranea e di fondovalle, con uso intenso delle pianure e abbandono delle alture, stentiamo a leggere.

Dovremmo infatti ‘leggere’ un territorio a rovescio, se volessimo comprendere le strutture primigenie e capire gli eventi che scandiscono le fasi della presa di possesso di un territorio da parte dell'uomo.

E' da notare che nei luoghi dapprima utilizzati accade quasi di norma che non sia la medesima gente, i pronipoti autoctoni, o comunque la stessa cultura, a causare il ribaltamento da monte a valle, bensì una cultura diversa acquisita dagli autoctoni, oppure da immigrati di diversa civiltà raggiunta altrove che provocano la mutazione, prendendo o riprendendo possesso dell'area collinare o montana.

Un esempio geograficamente vicino a noi e caratteristico lo fornisce la storia di Roma.  Non vi è dubbio che i Romani oppongano a civiltà da secoli consolidate sui sistemi di crinale attigui alla pianura laziale, un livello tecnico-organizzativo tale da essere loro stessi ad operare sul territorio un sistema di mutazioni.

Si nota un ribaltamento di interessi che, anche strategicamente, ottiene i suoi frutti quando gli assi dell'invasione posti in opposizione rispetto alla strutturazione preesistente, vengono orditi secondo la valle dell'Aniene e del Pescara (via Tiburtina-Valeria) e secondo le valli del Tevere (via Flaminia) e dell'Alto Arno.

Una serie di esempi recenti conferma ancor più la propensione del fondovalle ad essere utilizzato solo da una tecnica avanzata.  Nel corso del XX° secolo la rete ferroviaria ha investito il fondovalle e le coste; l'Autostrada del Sole, come tante altre, insiste su fondovalle ed ha sostituito percorsi come la Cassia, posti prevalentemente su crinali.  

Nel secolo scorso l'intasamento costiero e vallivo, sia per insediamenti sia per strutture produttive, ha raggiunto caratteri parossistici, accompagnato da un massiccio spopolamento delle alture.  

Si ripete così nel XX° secolo una fase di ‘slittamento’ verso il fondovalle notevolmente simile a quella avvenuta tra I° sec. a. C. e IV° sec. d. C.

In relazione alle osservazioni fatte da Riccardo Francovich e da Guido Vannini sulle fasi alterne di occupazione e di abbandono dei centri di sommità, scandite da cicli di circa 600 anni, potremmo congetturare infatti che il periodo di abbandono dei centri di sommità, che si osserva ovunque in Toscana dal 1200 a. C. al 600 a. C., sia stato caratterizzato da un interesse per i fondovalle, per i pendii collinari e per i terrazzi fluvio-lacustri a bassa quota.

 

Bibliografia:

    Il presente saggio esprime oltre 40 anni di esperienze accademiche e sul campo, in Italia, in Inghilterra, in Grecia, in Egitto e in Cina. Testualmente si origina da relazioni ed interventi tenuti fra 1970 e 1974 da Gianfranco Caniggia, docente di Architettura presso l'Università di Firenze e da Giovanni Caselli libero ricercatore di antropologia e archeologia presso l'Institute of Archaeology dell'Università di Londra, ambedue operanti secondo i principi elaborati da S. Muratori.

    La bibliografia consiste di opere specifiche con diretti riferimenti nel testo e di opere generali studiate da G. Caselli per i loro contenuti metodologici dal 1963 in poi.

 

Fonti specifiche per l'acquisizione metodologica

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G. Cataldi, Il territorio della Piana di Gioia Tauro, "Studi e documenti di architettura", 4, gennaio 1975 (Teorema edizioni, Firenze).

G. Cataldi, From Muratori to Caniggia: the origins and development of the Italian School of design typology, in “Urban Morphology” 2003  n. 1, pp. 19-34

G. Cataldi, P. Iacono, A. Merlo, La   geometria  di   Firenze.  Le  ragioni geometrico-matematiche della pianificazione romana della  città e del territorio, in: “Architettura e contesto”, n. 1, “Firenze Architettura”, 2000 pp. 4-17

G. Cataldi, Per una scienza del territorio. Studi e note, 1977, Uniedit, Firenze

G. Cataldi, Processi di formazione del territorio etrusco, in "Atti e memorie della Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze", 1983. v. XDIV, pp. 29-54 e in "L'Universo",  n.6, pp. 833-864.

R. W. Dennell, D. Webley,  Prehistoric Settlement and Land Use in Southern Bulgaria, In “Palaeoeconomy” pp. 97-109, ed. E. S. Higgs, Cambridge University Press, UK, 1975.

M. R. Jarman e D. Webley, Settlement and Land Use in Capitanata, Italy. In “Palaeoeconomy” pp. 177-221, ed. E. S. Higgs, Cambridge University Press, UK, 1975.

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P. Maretto, Nell'architettura, Firenze 1974. (per quanto riguarda i percorsi di crinale attigui alla pianura laziale)

P. Maretto, Realtà naturale e realtà costruita, 1a ed: Uniedit, Firenze, 1980 - 2a ed: Alinea, Firenze, 1984 - 3a ed: Alinea, Firenze, 1993

C. Martinelli, L'organismo territoriale dell'Appennino tra Lazio e Abruzzi, tesi di laurea in architettura del 1971. Univ. di Roma

S. Muratori, Autocoscienza e realtà nella storia delle ecumeni civili, Lezioni dell'a.a. 1971-72, a cura di G. Marinucci, Centro Studi di Storia Urbanistica, Roma 1976.

S. Muratori, Civiltà e territorio, Roma 1966 (lavoro seminale di metodologia)

S. Muratori, Metodologia del sistema realtà –autocoscienza. Dalle ultime lezioni dell'a.a. 1972-73, a cura di G. Marinucci, Centro Studi di Storia Urbanistica, Roma, 1978.

S. Muratori, R. e S. Bollati, G. Marinucci,  Studi per una operante storia urbana di Roma, (C.S.S.U. 1963).

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G. Saflund, Le mura di Roma repubblicana, in “Acta Inst. Rom. Regni Sueciae” 1, 1932 (prima menzione del termine “promontorio” nel senso usato in questo saggio.

V. Stefanelli Tacconi, Territorio e architettura etrusca a Sesto Fiorentino, UNIEDIT, Firenze, 1978.

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E. Turri, La conoscenza del territorio, Marsilio, Venezia, 2002.

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Fonti generali di documentazione

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Lavori divulgativi e seminali*di G. Caselli

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*G. C., La direttrice “naturale” Bologna-Firenze (dorsale Setta-Savena) sul terreno e nella tradizione, in “La viabilità tra Bologna e Firenze nel tempo” problemi generali e nuove acquisizioni. Atti del convegno 28 settembre - 1? ottobre 1989, Firenzuola- San Benedetto Val di Sambro. pp.  105-108 . Costa editore, 1990.

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*G. Caselli, La treggia: nota preliminare per uno studio dei materiali delle culture non-urbane in Italia “Archeologia medievale”, II-1975, Firenze, CLUSF, 1975 pp. 440-454

*G. Caselli, Cultura contadina: cultura di popolo. Note in margine a una mostra di fotografie e attrezzi agricoli, Antella, Circolo ricreativo e culturale, 1975

*G. Caselli, Cultura contadina, “Le gualchiere. Ricerche sull'agro fiorentino”, II-1976, Antella, CRCMT, 1976, pp. 39-58

G. Caselli, S. Guerrini, Viaggio nella cultura contadina, “La graticola”, Firenze, 1976;

*G. Caselli, Per uno studio tipologico dell’aratro con particolare riferimento alla regione Toscana, “Archeologia medievale”, IV-1977, Firenze, CLUSF, 1978, pp. 281-296

*G. Caselli, Ethnoarchaeology in Tuscany “The Museum Ethnographer’s Group Bulletin” 1978.

*G. Caselli, A typology of peasant huts in Tuscany, “Ethnologia europaea”, X-2, 1977-78, Gottingen, Verlag Otto Schwartz & Co., 1979, pp. 144-160

G. Caselli, Cultura contadina. Verso la riscoperta delle origini della cultura contadina sulle colline toscane, “Mondo archeologico”,.35-36, Firenze, Corrado Tedeschi, 1979, pp. 44-48

G. Caselli, La cultura della treggia, “Mondo archeologico” 41, Firenze, Corrado Tedeschi, 1980, pp. 't2-46;

*G. Caselli, Il linguaggio degli attrezzi agricoli tradizionali, in D. Herlihy R.C.Trexler “L’Impruneta una pieve, un santuario un comune rurale”, Firenze 1988.          

*G. Caselli, The Ethnoarchaeology of Pastoralism. A Paper, given to the Anthropology Society of Malta University, 1998.

*G. Caselli, The Ethnoarchaeologist at Work – Corso in 14 lezioni sulla lettura del paesaggio antropico tenuto all'Università di Malta per dottorandi in archeologia ed antropologia, anni accademici 1997-1998 e 1999-2000.