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INTERNATIONAL KNOWLEDGE UNLIMITED

 

L'EUROPA NEGATA

 

 CHI STUDIA L'EUROPA  CONCENTRADOSI ESCLUSIVAMENTE SULLA PARTE PIU' OCCIDENTALE DI ESSA, NON CAPIRA' MAI NULLA DELL'EUROPA.

L'ALTRA META' DELL'EUROPA SI TROVA AD EST DEL MAR CASPIO

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ITINERARIO

1. Il Lago Celeste (Tien-chi), nei monti del Bogda Shan, a 110 km da Urumqi, ospita sulle sue sponde una numerosa comunità di Kossacks, o Cosacchi cinesi. Sulle montagne di oltre 7000 mfioriscono la stella alpina e il mitico Loto delle Nevi (Saussurea involuctota).

2. Urumqi, bel pascolo in lingua mongola, è il fulcro della vita della Tartaria cinese, con 1'università e le grandi industrie. Centro del colonialismo cinese che controlla il popolo uighur il quale rivendica, spesso sanguinosamente, i propri diritti. La città fu culturalmente influenzata dall'Unione Sovietica.

3. Turpan: il centro archeologico più importante del Xinjiang, la Perla Splendente della Via della Seta, come la chiamano le guide turistiche. Abitata dagli indoeuropei Tochari, dal 180 a.C., dominava la Viadella Seta Settentrionale.

4. Il Passo delle Montagne Secche nel Tien Shan che unisce la Zungaria al bacino, del Tarim.

5. Il Lago, Bosten, la più grande riserva d'acqua dolce della Cina, alimenta una vasta oasi e produce grandi quantità di pesce.

6. Korla, capitale di una prefettura mongola, con 780 mila abitanti di tutte le etnie cinesi. Attorno alla città vi sono le rovine di numerosi centri antichi.

7. Tikanlik. Oggi un lager di 8000 confinati politici cinesi (Lager N° 36) che include donne,vecchi e bambini, presso le rovine di un forte Han.

8. Qui nel Lop Nor si trovano le rovine di Loulan, capitale di un regno dal 176 a.C. che furono individuate dall'esploratore, svedese Sven Hedin nel 1900. Stein la scavò nel 1914.

9. Argan: altro lager cinese (Lager N° 37), nel punto dove il Tarim si perde nelle polveri infuocate fra il Taklamakan e il Lop Nor.

10. Qui nel Lop Nor (presso il Lager N° 38) si trovano le rovine di Miran. Stein la scavò nel 1906 scoprendo meravigliosi affreschi di gusto classicheggiante; recenti scavi hanno portato in luce sistemi di irrigazione di 2000 anni fa.

11. Ruoqiang, a 800 km da Korla, è la città più remota del Taklamakan, ai margini orientali del Taklamakan, sulla pista per Dunhuang.

12. Qiemo, moderna oasi situata presso le rovine dell'antica Endere, dove Stein scavò un forte degli invasori tibetani dell'VIII sec. d.C.

13. Il sito dell'antica Niya che nel I sec. a.C. faceva parte del regno di Shanshan. Stein vi rinvenne una vasta biblioteca di manoscritti in sanscrito e khotanese, oltre a numerosi manufatti.

14. Yeyik è un villaggio montano di pastori e contadini uigur, mai raggiunto prima da europei.

15. Minfeng, la moderna Niya, città interamente ricostruita dai cinesi, centro, di una fertile oasi.

16. Keriya, o Yutian: città che ha preso il nome dell'antica capitale dello stato di Khotan. Nel centro, medievale, parzialmente sopravvissuto, vi sono bellissime case con cortili e ballatoi nello stile di Khotan , Kashgar, Kokand e Bukhara.

17. Qira: oasi stazione di controllo sulla desertificazione. Sorge vicino al sito archeologico di Dandan-olik, famoso per il suo tempio, dai bellissimi affreschi greco-buddisti.

18. Yurunkash, o Fiume della Giada Bianca, assieme al suo compagno Karakash, il Fiume della Giada Nera rappresenta la fonte di vita del distretto di Khotan sia per le acque abbondanti che per la giada che vi raccolgono i poveri contadini per arrotondare i loro magri introiti.

19. Khotan, famosa per la giada, le sete, i tappeti da più di 2000 anni, fu capitale di un mitico regno. La Khotan di Marco Polo, è circondata dalle rovine di decine di città e monasteri assai più antichi. Fu importante centro buddista dal II sec. d.C. in poi.

20. Yecheng, il punto di partenza per le spedizioni verso il K2 e il Karakoram, è aperta agli stranieri solo dal 1980. Occorrono due giorni di macchina e nove di cammello per giungere al campo base del K2.

21. Yarkand, è un presidio delle forze coloniali cinesi e quindi assolutamente chiusa a stranieri. Un tempo più grande di Kashgar, è oggi lo spettro della Yarkand di Marco Polo. Le sue lane erano ancor più pregiate di quelle del Kashmir, la sua popolazione era cosmopolita.

22. Kashgar, la più grande città-oasi dell'Asia centrale e capitale culturale della Tartaria orientale. Kashgar rappresenta il punto di partenza e di arrivo per i commerci con I'Indo, la Persia, e le repubbliche turche dell'ex Unione Sovietica.

23. Seguendo la strada lungo la gola del fiume Gez, giungiamo a quota 3900, sul lago Karakol. Siamo nel Pamir, il Tetto del Mondo.

24. Aksu, qui sono stati trovati i resti archeologici più antichi del bacino del Tarim, che dimostrano, ancora una volta, come le culture neolitiche del Medio Oriente non fossero, né le uniche né le più antiche dell'Asia. Grande e antico centro della Via della Seta, è una città piena di storia, ma poco del suo antico splendore resta in piedi.

25. Kucha. Situata sulla Via della Seta Settentrionale, era capitale del più grande regno delle Nuove Province (Xinjiang) nel 11 sec. a.C. Tutti gli avventurieri occidentali ne derubarono i siti archeologici. I reperti si trovano nel Louvre, nel British Museum, nei Musei di Berlino, all'Hermitage e in Giappone.

 

 

 

"L'ultima grande esplorazione del XX secolo" (Eugenio Turri)

Eugenio Turri, che mi portò in Asia Centrale aprendomi la Via della Seta e della conoscenza. Uno dei personaggi a cui devo quel poco che ho capito del mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Taklamakan

Giovanni Caselli

LA VIA DELLA SETA

La Gran Tartaria delle Mille e una Notte, oggi divisa fra le repubbliche ex sovietiche del Khazakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tajikistan e  la Cina, è storicamente nota in Occidente come Turkestan. La parte cinese di questa mitica regione di cui gli europei non sanno quasi nulla, è nota ai geografi come Xinjiang (pron. Scingiang) che in cinese significa Nuova Provincia.

Si tratta di un'immensa regione che misura 2,500 Km da ovest ad est e 800 Km da nord a sud, coprendo oltre 1.500.000 Km2, ossia 5 volte l'Italia. Aspre e aride montagne, deserti impenetrabili, ghiacciai inesplorati, ma anche praterie sconfinate e foreste di conifere, caratterizzano il Xinjiang dove vivono circa 16 milioni di persone.

Si tratta di un crogiuolo di nazioni e culture, tante quante ne contiene in cuore dell'Asia, che nel lontano passato fondarono splendide città e regni mitici dei quali giungevano favolose notizie sia in occidente che in oriente.

Il deserto del Taklamakan, che nella lingua locale uighur significa “luogo da cui non si torna”, è situato quasi nel centro geografico dell'Asia, una specie di ombelico del grande continente. Di forma ellittica questa depressione desertica è circondata da catene montuose altissime e impenetrabili, come il Tien Shan a nord, il Kunlun Shan a sud e il Pamir a ovest. I ghiacciai eterni, a quote superiori ai 6.000 metri, in primavera si assottigliano alimentando immensi quanto rovinosi torrenti che, dopo aver traversato, orride gole, raggiungono il pedemonte fiorendo magicamente in centinaia di oasi coronate di pioppi, per poi perdersi con sinuosi meandri fra le terribili sabbie e le finissime polveri soffocanti del deserto, da cui non si torna.

Gli allineamenti di oasi che coronano il deserto permisero, lo sviluppo della più importante direttrice commerciale, che costituì per secoli l'unica comunicazione fra Oriente e Occidente, la Via della Seta, che dal II sec. a.C. fino a tutto il Medioevo fu l'unico legame fra due mondi tanto lontani quanto diversi: la Cina e l'Occidente classico.

Al tempo in cui fiorivano i traffici terrestri il Xinjiang era una regione di grande opulenza, era la terra dell'oro e della giada, di frutti deliziosi e rari quali la ciliegia, la pesca, l'albicocca, la melanzana, il popone e. L'ombelico dell'Asia, a cui la natura aveva dato solo sabbia, rocce e ghiacciai, era divenuto, grazie all'opera dell'uomo, un giardino di delizie, cosparso di città ricche di templi e biblioteche, dove numerose culture ed etnie - persiani, indiani, tibetani, ebrei, mongoli, turchi e cinesi, vivevano assieme in armonia.

La regione costituiva, fin dalla preistoria, l'unico punto di passaggio dall'Asia occidentale al mondo cinese, delimitata a sud dall'altopiano tibetano e a nord dalle gelide steppe mongole e dal deserto di Gobi. Fu lungo questa direttrice che le culture neolitiche, sviluppatesi fra l'Ucraina e il Lago d'Aral, penetrarono in Cina fino all'area di Xian, portando con se il “tochario”, una lingua della famiglia indoeuropea che qui sopravvisse sino al nostro medioevo. La regione fu poi sotto influenza iranica e rimase parte di quel mondo, anche dopo che i cinesi della prima Dinastia Han conquistarono il Xinjiang nel II sec. a.C., stabilendo con esso quella via di comunicazione che nel XIX secolo divenne nota come Via della Seta, sviluppatasi, appunto, lungo quel corridoio fertile situato fra il Deserto di Gobi e l'altopiano tibetano.

La lontana provincia occidentale dei cinesi, nominalmente autonoma, ma in realtà una colonia soggetta a repressioni inaudite, faceva parte culturalmente dell'oriente Persiano e della Valle dell'Indo, aree fortemente ellenizzate dal tempo di Alessandro Magno. Dalla Ferghana, da Taxila, da Peshawar giunsero nel Xinjiang modelli architettonici e artistici che l'osservatore attento vi riscontra ancor oggi.

Ogni oasi era, tuttavia, un mondo a se stante, spesso con una sua lingua o dialetto. 1200 anni or sono un'invasione tibetana causò la distruzione della maggior parte delle città-oasi della Via della Seta meridionale, mentre le altre furono distrutte dai Mongoli o da popolazioni turche come gli Uighur. Più tardi le città risorsero su nuovi siti assai più vicini al pedemonte, e l popolazioni, ancora più miste, vissero nuovamente periodi di prosperità con fasi alterne di pace e di scontri fra Uighur e Mongoli, Tibetati e Kirghisi. Come aveva fatto il Buddismo nel III a.C., anche l'Islam giunse da ovest, lungo la via della Seta, stabilendosi prima Kashgar, ai piedi del Pamir e quindi in tutte le città attorno al Taklamakan, che nel XVI secolo erano ormai mussulmane, mentre la popolazione intera adottò gradualmente la lingua uighur, ossia il turco.

La popolazione mostra, nei tratti fisici, una grande varietà, gli unici punti di unione sono la lingua e la religione. Solo negli ultimi decenni pare si sia sviluppata una coscienza nazionale mai peraltro esistita fra le popolazioni turcofone dell'Asia Centrale. Il mito di una grande Turchia o “Turan” si è sviluppato assai recentemente e solo mediante la propaganda politica di agitatori.

Le moschee, che il Comunismo aveva quasi interamente distrutto, stanno risorgendo ovunque, allo scopo non dichiarato di placare gli animi. Tuttavia si verificano scontri e ribellioni sempre duramente repressi nel sangue dal regime cinese. Oggi il Xinjiang, regione dimenticata e fra le meno conosciute del mondo, è una delle aree più isolate e più difficili da raggiungere dell'intera Asia. Mentre le foreste del Borneo e della Nuova Guinea, l'Amazzonia, il Sahara o il Kalahari, pullulano di turisti, questa regione della Cina rimane terra incognita e le sue culture sono pressoché sconosciute, non solo in occidente, ma nella Cina stessa.

Vivono nel Xinjiang almeno 13 gruppi etnici o nazioni minoritarie, come li definiscono i burocrati della dittatura colonial-capitalista cinese. Si tratta in parte di nomadi che pascolano le loro mandrie di yak, cammelli vacche e greggi di pecore e capre sui verdi altopiani da 4 a 5.000 metri di altitudine, o nei deserti e nelle steppe. In parte si tratta di agricoltori che popolano le città oasi che coronano l'immensa depressione polverosa del Taklamakan.

La maggior parte di questi 16 milioni di pacifici e cortesi pastori e contadini, dall'aspetto curiosamente europeo, ma di lingua turca, era sino al secolo scorso definta col nome generico e dispregiativo di “tartari”, “tatari” o “sarti”. Il moderno nome di Uighur proviene dall'antica denominazione dei conquistatori turchi che provenienti dal nord della Mongolia raggiunsero verso il X secolo della nostra era, le sponde del Mediterraneo.

La popolazione che è divisa dal Pamir in Regione Autonoma Uighur a oriente e Khazakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tajikistan a occidente, è infatti un'unica nazione, anche se i moderni movimenti nazionalisti non lo vogliono riconoscere, intendendo averne due ben distinte.

In realtà le popolazioni turcofone dell'Asia centrale derivano da varie orde che a ondate successive si spostarono verso occidente, conquistando popolazioni sedentarie o nomadiche preesistenti. Mentre i nomadi Khazaki, Kirghizi, Turcomanni, rimangono legati allo stile di vita dei conquistatori, gli Uighur Uzbeki e Tajiki, che geneticamente appartengono in massima parte alle popolazioni indoiraniche preesistenti sono dediti all’agricoltura.

La terra degli Uighur è stata per secoli reclamata, sia dalle grandi nazioni circostanti che dalle potenze imperiali vicine o lontane. Geografi, esploratori, archeologi, geologi e spie di ogni nazionalità, penetrarono, a partire dalla metà del XIX secolo, nel cuore della remota Tartaria, derubandola dei suoi tesori. Fu così che i musei del mondo si riempirono di ricchezze provenienti dalle sabbie del Turkestan, dove giacciono da dieci secoli le rovine delle antiche città della Via della Seta.

Vennero dall'Inghilterra, dalla Francia dall'Italia, dalla Germania, dalla Russia e dalla Svezia personaggi come Sir Marc Aurel Stein, Paul Pelliot, Filippo De Filippi, Albert Von le Coq, Przevalsky, Sven Hedin, veri Indiana Jones che la letteratura non ha ancora scoperto, che a dorso di cammello portarono via affreschi staccati dalle pareti con la spada, drappi di seta, statue, oggetti preziosi e innumerevoli manoscritti cinesi, turchi, indiani, tibetani, soghdiani, siriaci, persiani ecc. che costituiscono i primi testi scritti di queste nazioni.

Queste spoliazioni terminarono bruscamente in Cina -ma non in Russia - quando le autorità cinesi, che avevano ripreso il controllo del territorio negli anni '20, chiusero le porte in faccia ai "diavoli stranieri" nel 1936. A Pechino si ritenne che il popolo cinese non avesse bisogno di stranieri per scoprire il passato della nuova provincia, ritenuto peraltro irrilevante. Da allora pochissimi forestieri si sono avventurati, e solo in incognito, specialmente lungo il ramo meridionale della Via della Seta, proprio quello percorso da Marco Polo. Erano pochissimi gli occidentali viventi che avessero visto Kashgar, e nessuno era mai stato a Khotan, a Ruoqiang e Miran, sino al 1990 quando ho avuto il privilegio di percorrere ed esplorare la vecchia pista di Marco Polo e i percorsi degli esploratori occidentali.

Percorrendo 4.500 km su fuoristrada dell'esercito cinese, attraverso le montagne più aspre e deserti più remoti e inospitali del pianeta, visitammo i Khazaki del Bogda Shan, i contadini e i pastori Uighur del Kunlun Shan e del Taklamakan, i Kirghisi del Karakorum e i Tajiki del Pamir.

La nostra è forse stata l'ultima grande esplorazione antropologica e geografica della storia, un evento che fra l'altro segnò la riapertura della regione all'Occidente da parte dei cinesi.

Questa esperienza sta avendo un grande effetto sui miei interessi culturali portandomi a fare nuove e rivoluzionarie considerazioni sulle origini della civiltà europea che man mano diffonderò mediante scritti e lezioni in tutto il mondo e che a lungo andare capovolgeranno le attuali interpretazioni eurocentriche, razziste e colonialiste.

L'Asia Centrale

DAL DIARIO DI VIAGGIO

La spedizione ha avuto luogo tra l'agosto e il settembre 1990. Hanno partecipato con me alla spedizione il Prof. Paolo Faggi dell'Università di Padova, geografo, il Prof. Eugenlo Turri, geografo e scrittore, il Prof. Thomas Hoppe dell'Università di Lubeck, sinologo, e dodici turisti italiani. Composta anche da quattro professori e assistenti universitari cinesi, l'equipe si è spostata su sette fuoristrada forniti dall'esercito cinese con i relativi autisti.

10 Agosto. Arriviamo ad Urumqi, capoluogo del Xinjiang, con volo Air China da Istanbul, dopo aver fatto scalo a Shahrjia negli Emirati Arabi Uniti, non senza preoccupazioni per 1'imminente guerra del Golfo.

11 Agosto. Soggiorniamo ad Urumqi presso l'Institute of Geography dell'Academy of Sciences in Beijing Road. Visitiamo, la città, il tempio della minoranza mongola, la moschea uighur, il mercato per gli stranieri e il mercato uighur. Urumqi è essenzialmente una città cinese in terra mongola ed uighur, da qui si amministra la colonia del Xinjiang, che i cinesi hanno soggiogato, ma non conquistato, fin dal II sec. a.C.

12 Agosto. Escursione lungo la Via della Seta settentrionale che corre lungo le pendici settentrionali delta catena del Tien Shan, nella regione detta Zungaria, allo scopo di osservare la comunità nomade dei Kossaks accampati attorno al Lago Celeste, su mond del Bogda Shan perennemente innevati. Pernottiamo in tenda su una collina dominante il campo cosacco.

13 Agosto. Escursione a piedi lungo la sponda meridionale del Lago Celeste, fino a raggiungere la foce dell'immissario dove si trova un'altro campo kossack. A sera ritorniamo a Urumqi.

14 Agosto. E' il giorno atteso della partenza verso il Taklamakan (il Deserto da cui non si torna), una forte emozione ci pervade, poiché saremo i primi studiosi europei, dopo i grandi Aurel Stein e Sven Hedin, a compiere il tragitto da qui a Khotan per via terra. Traversiamo le Montagne Secche e ci fermiamo sul Lago Bosten, situato in una grande depressione. E' questo il più grande lago d'acqua dolce della Cina. Arriviamo a Korla, capitale del distretto mongolo e famosa per le sue deliziose pere, dove trascorriamo la notte.

15 Agosto. Partiamo da Korla all'alba, seguendo il corso del fiume Tarim, lungo la fascia verde che divide i due deserti il Taklamakan a ovest e il Lop Nor a est. Giungiamo a Tikanlik, sito in un antico centro Han e moderno campo di concentramento per prigionieri politici Reggimento 34, fondato da quadri dell'esercito maoista nel 1960. Ascoltiamo una conferenza delle autorità locali sulla produzione e la vita della comune.

Sulle rovine della stupa di Miran

16 Agosto. Visita alle coltivazioni di cotone, ai frutteti, agli orti lussureggianti e all'allevamento di cervi. Qui ancora si vivono, fuori dal tempo. gli ideali più puri del comunismo maoista: una vera isola coloniale in terra uighur.

17 Agosto. Lasciamo Tikanhk e subito fuori troviamo le rovine della cinta muraria della cittadella militare Han, già segnalata da Stein, al cui interno è oggi un campo di cotone. Vediamo il fiume Tarim che muore, assorbito dalle sabbie cocenti del deserto; poco dopo giungiamo al campo di concentramento per prigionieri politici Reggimento 35 ad Argan. Qui vivono poche famiglie cinesi e una sola uighur. Net letto completamente secco del Tarim si trova un pozzo profondo, 5 m. unica fonte di approvvigionamento, d'acqua per l'intera comunità. Giungiamo a sera, stanchi e polverosi, a Ruoqiang, dove alloggiamo in un moderno albergo, privo d'acqua. La città è chiusa agli stranieri, ma noi possiamo visitarla dopo aver ottenuto un permesso informale. Siamo sulla Via della Seta meridionale, ai piedi dell'altopiano tibetano. E' da qui che passò Marco Polo. Il nostro programma prevede l'esplorazione di questa famosa strada per 1000 chilometri da est a ovest.

18 Agosto. Partiarno all'alba, ma verso est, per il sito archeologico di Miran, al margini del Lop Nor. Traversato l'abitato moderno del lager Reggimento 36, giungiamo fra le rovine che occupano un'area vastissima. G1i unici resti visibili sono tre stupa (monumento reliquiario buddista) e il forte tibetano dei conquistatori che distrussero la città nel IX secolo.

19 Agosto. Lasciamo Ruoqiang all'alba e, dopo un lunghissimo viaggio attraverso un paesaggio desertico ora sabbioso ora pietroso, costeggiando le pendici della catena dell'Altun Shan a sud del fiume Qarqan, giungiamo all'oasi di Quiemo, l'antica Qarqan. Abbiamo visto le rarissime antilopi e gli ancor più cammelli battriani selvaggi; abbiamo esplorato le dune e i canaloni dei torrenti secchi per fotografare piante e minerali. Ora alloggiamo in un ostello privo d'acqua e servizi sanitari. La popolazione è povera, l'abitato di scarso interesse è formato di misere case di tango.

20 Agosto. Visitiamo il bazar cittadino, che ci lascia un'impressione di molto colore ma anche di tanta miseria. L'oasi è chiusa agli stranieri, ma riusciamo a visitare le case del contadini ai margini del deserto e lungo H fiume. Tanta polvere, tanta miseria, ma anche molti squisiti poponi e cocomeri che estinguono la nostra sete.

21 Agosto. Partiamo da Qarqan, o Qemo, ansiosi di giungere a Minfeng, la Niya degli Uyghur e di Sir Aurel Stein che la scavò nel deserto, a 100 chilometri dall'attuale, dove il fiume scompare nel deserto di polvere. Il viaggio assai lungo e tormentoso, a causa della strada sconnessa e polverosa. Minfeng è un'oasi moderna, l'albergo è piccolo, non ha servizi igienici né acqua corrente al suo internoo, è caldo e soffocante. Passeggiata serale nella cittadina, fra la curlosità e lo stupore generate.

22 Agosto. Chiedo di visitare un villaggio montano, Yeyik, nel Kunlun Shan, a  2500 m di altezza, sotto i ghiacciai visibili a quota 5500. Dopo un lungo e difficile viaggio, attraverso il "gobi" o deserto di pietre, dopo aver guadato fiumi rovinosi, giungiamo in una specie di Eden di pastori e contadini che stanno mietendo il grano. Grande sorpresa ed emozione fra la popolazione che non ha mai visto europei, ma che ha caratteristiche fisiche quasi puramente europee.

23 Agosto. Oggi grande aspettativa: intendiamo spingerci all'interno del deserto, verso il sito, archeologico di Niya, che sorgeva 100 km più a nord fra le polveri soffocanti dello "shamo" ossia il deserto loess e sabbia. Ci affascina la bella ‘foresta a tunnel’ lungo le sponde del Niya, dove un tempo ruggiva la tigre del Xinjiang, oggi estinta. Fra i pioppi (p.euphratica diversifolia), le tamerici e il calligonium, ogni tanto incontriamo una capanna di pastori, tutti fuori a vedere gli stranieri. Dopo insabbiamenti e problemi con le macchine ci fermiamo per la notte ad Aktun, o la duna bianca, ospiti di un patriarca con 50 discendenti e un gregge di qualche centinaio di pecore. Incontriamo lo sciamano locale, e ascoltiamo la sua musica che tramanda dalla notte del secoli. Alziamo le tende al riparo di tamerici giganti e subito ci coglie un uragano di polvere con venti fortissimi: alcune tende volano via, alcuni si disperano, non raggiungiamo il sito archeologico.

24 Agosto. Faticoso e lungo viaggio di ritorno a Minfeng dove ci attendono pecora lessa e danze uighur.

25 Agosto. Breve viaggio per Yutian, l'antica Keriya. E' qui che per la prima volta abbiamo l'opportunità di visitare un centro medievale ancora ben conservato: l'interno dell'oasi, con strade tortuose, conserva case di mercanti, di anche poveri edifici costruiti nella maniera tradizionale di influenza iranica. Anche i costumi delle donne sono quelli della tradizione. Vediamo bellissime case a corte nello stile di Peshawar, con balaustrate di legno intagliato nei modelli dell'antica Niya. Anche qui alloggiamo in un ostello, miserissimo.

26 Agosto. Trasferimento a Khotan, con fermate a Qira, dove visitiamo il centro di studi per la difesa contro la desertificazione. Le oasi si fanno più frequenti e più grandi. 1'aridità diminuisce. Emozione all'arrivo a Khotan, la famosa città capitale di uno stato, con lingua propria, nominata da Marco Polo e da tanti viaggiatori medievali. La capitale Yutian, ora distrutta, giaceva fra i corsi di due grandi fiumi: Yurunkash e Karakash, ossia Fiume della Giada Bianca e Fiume della Giada Nera. Alloggiamo in un moderno hotel in stile neo-uighur.

27 Agosto. Visita at mercato, davvero impressionante, un vero salto nel medioevo: migliaia di contadini, mercanti, pastori e artigiani accorrono, da tutto il distretto con le loro mercanzie, fra le quali sete e giade, cotone, coma di cervo, sale, frutta, animali.

28 Agosto. Visita al sito archeologico dell'antica capitale situata sul fiume Yurunkash subito a sud dell'attuale Khotan. Incontriamo molte greggi che tornano a valle dai pascoli estivi sul Kunlun Shan.

29 Agosto. Risaliamo il fiume Yurunkash per molti chilometri, quasi fino a Pixa e ci accampiamo presso una stazione idrologica per informazioni sul regime del fiume stesso. Osserviamo spettacolari fenomeni di erosione, in questo vero paradiso geologico dove la storia della terra si legge come in un libro aperto.

30 Agosto. Ritorno a Khotan con visita alla manifattura della seta locale dove lavorano 2000 Uighur e Cinesi. Visitiamo gli artigiani della giada il lavoro e il loto splendido atelier. Quindi visitiamo il Museo della via della Seta, purtroppo senza poter fare foto.

31 Agosto. Escursione a valle del fiume Yurungkash. Visitiamo i poverissimi e denutriti contadini delle piccole oasi che per arrotondare il foro reddito allevano bachi da seta e fabbricano i famosi tappeti di Khotan al telaio tradizionale.

1 Settembre. Lasciamo a malincuore Khotan per trasferirci a Kargilik. o Yecheng, con sosta a Pishan per il pranzo all'aperto cui pare assistere l'intera popolazione dell'oasi. Kargilik è il punto di partenza per gli scalatori del K2: vediamo, molti sherpa e gruppi alpinistici cinesi e giapponesi.

2 Settembre. Partenza per Kashgar, la capitale culturale del popolo uighur e antico nodo obbligato di tutte le Vie della Seta. Sosta a Kizil, presso una casa di pastori di cui siamo ospiti per il pranzo a base di melone. Fermata sul ponte del fiume Yarkand. il massimo affluente del Tarim: purtroppo la città non è visitabile essendo distretto militare in zona di confine. Arriviamo nella grande e popolosa Kashgar, pullulante di vita, immensa, distesa a perdita d'occhio nella sua vasta oasi.

3 Settembre. Alloggiamo all'albergo più grande della città, presso il mercato: questo si popola piano piano. Fino a diventare una massa unica, polverosa. di corpi umani e animali, fra i quali si ammucchiano montagne di meloni, cavoli, frutta, legnarne, cotone, carretti con mercanzie di ogni genere. I macellai con le carcasse di animali coperte di mosche si affiancano agli ortolani e ai fornai, ai venditori di spaghetti fumanti e di tortellini alla bolognese. Visitiamo i monumenti cittadini, quali la tomba di Abakh Kboja e la moschea di Aidkah.

4 Settembre. Partiamo, lasciamo il deserto, per la via di Tashkurgan, con fermata alla tornba di Muammad Kashgari. Giungiamo sulle sponde del lago, Kara-kol, ai piedi del monte Muztagh-ata, alto 7.500 m circa. Visitiamo le yurte dei pastori kirghisi a un'altezza di circa 4000 m. Visitiarno anche i loro villaggi invernali. ora deserti, fra le pendici del gigante e il lago nero. Trascorriamo la notte in due yurte, molti di noi si sentono male a causa dell'altitudine, oppure della cena a base di formaggio di latte di yak.

5 Settembre. Ritorno a Kashgar. Visita ai nuclei medievali della città, ai vasai, ai coltellinai, ai maniscalchi, ai liutai. Migliaia di artigiani, intenti in occupazioni che sono scomparse da secoli dall'Europa.

6 Settembre. Voliamo da Kashgar a Urumqi a bassa quota, sorvolando il fiume Tarim e la maestosa catena del Tien Shan. Storditi da visioni incredibili di spazi disabitati e di fenomeni naturali inimmaginabili. Ritorniamo all'albergo dell'Institute of Geography, dove ci accoglie una cena deliziosa con decine di pietanze diverse.

7 Settembre. Con un volo di 16 ore ritorniamo a Istanbul, con scalo a Shahrjia negli Emirati Arabi Uniti. Il Golfo è ormai preparato alla guerra. Grande movimento di aerei militari egiziani e americani.

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La campagna di Urumqi

G.C.

Dicembre 1990