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Una amara riflessione

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La minoranza democratica deve essere costantemente vigile per evitare le ricadute

 

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 poichè l'Italia è un paese democratico  solo in virtù delle bombe degli eserciti  alleati

 

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Il popolo di Mussolini, persa ogni speranza, abbracciò Stalin piuttosto che la democrazia.

 

 

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 L'odio per la democrazia anglosassone ha le sue antiche radici nello scisma della Chiesa d'Inghilterra dalla Chiesa di Roma della quale era originariamente la più fedele alleata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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IL BRUTTO DEL BEL PAESE

La triste riflessione di un europeo di origine italiana

Sono nato prima del 1940 presso Firenze e sono stato attento osservatore di tutto ciò che è accaduto da allora attorno a me. Ho visto tutto con i miei occhi, ma anche con quelli di mio padre, di mio nonno, di mio zio, socialisti sin dal 1916.

Ricordo mio zio preso a schiaffi nella piazza del paese da una camicia nera, prima della guerra. La stessa camicia nera fu propagandista per conto dell'Unione Sovietica nel locale circolo ARCI fino agli anni '80. Nel 1941-42, i nostri vicini di casa, ebrei e inglesi, furono cacciati e la loro villa fu immediatamente saccheggiata dalla gente del paese.

Vidi partire in treno da Firenze numerose famiglie di ebrei fra il giubilo popolare. Subito dopo l'8 settembre del 1943, due "repubblichini" si presentarono davanti a mio padre e a mio nonno, che stavano vangando il campo, mentre io giocavo con la terra. -"Bacia tuo figlio e preparati la cassa da morto" disse uno dei due, puntando la 'beretta' a mio padre, mentre l'altro alzava una baionetta. Mio padre colpì con un pugno l'uomo con la pistola e gli spaccò la bocca, l'altro se lo prese sulla spalla e lo trascinò via senza dir niente. I due divennero, pochi mesi dopo, i promotori della locale cellula del PCI, con tanto di medaglia di partigiani sul petto.

Pochi mesi dopo bussarono alla nostra porta due SS che puntandomi il fucile alla testa, chiesero a mia madre -"Dov'è il padre di questo bambino?" . Mia madre disse che non lo sapeva; mio padre era infatti "alla macchia", come si soleva dire. Arrestarono allora mio nonno lo trascinarono via e gli fecero scavare le fosse per le mine antiuomo. In un paese vicino, allo stesso tempo, due SS uccidevano la moglie e le figlie del cugino di Albert Einstein, dopo che la gente del luogo aveva detto alle SS dove trovare gli "ebrei". Nell'estate del 1944 si diceva che "gli alleati" non avanzavano abbastanza velocemente su Firenze, che temporeggiavano verso l'Impruneta, mentre ci bombardavano a tappeto. La gente era però felice delle bombe, che avrebbero posto fine alla guerra. La nostra casa fu centrata e ci salvammo solo perché eravamo scesi in cantina, ma eravamo giubilanti. Poi arrivò subito il fronte, si sparava ovunque. Passata la bufera, aumentarono di numero i "partigiani", che fino ad allora erano stati un numero esiguo. Sia mio padre, sia mio zio, che io stesso, non ricordiamo di aver mai visto alcun oppositore di Mussolini -al di fuori della nostra famiglia, da sempre anticlericale e socialista- prima del settembre del 1943 e nessun partigiano prima degli inzi del 1944.

Quando l'ANPI offrì la medaglia di partigiano a mio padre egli si trovò costretto a rifiutarla poiché la stessa onorificenza veniva assegnata anche ai suoi persecutori di alcuni anni prima, ora fattisi avanti in veste di “partigiani”. Ormai, nel 1947, tutti i fascisti del luogo dove vivevo avevano abbracciato lo stalinismo. I muri delle strade erano infestati di manifesti con la faccia di Stalin. L'odio fascista per la democrazia e per gli eroi della democrazia e della libertà (americani e inglesi) aveva fatto passare tutti dalla parte di Stalin. I pochi, sparuti gruppuscoli di moderati, non osavano aprir bocca. Si incominciò a sentir dire che Firenze era stata liberata dai partigiani e che gli alleati avevano temporeggiato, bombardando troppo e causando inutili danni alla città. I 5.000 morti alleati sepolti nei cimiteri di Tavarnuzze e del Girone erano dimenticati e in seguito banditi dai libri di scuola.

E' inutile che descriva cosa accadde durante la " Guerra Fredda" fra i sostenitori della democrazia e i propagandisti della tirannia. Dal 1952 entrai in fabbrica e ne vidi e udii di tutti i colori. Durante la guerra di Corea, tutti attorno a noi tifavano per la Corea, contro gli americani. E' forse superfluo che ricordi cosa accadde quando l'URSS invase l'Ungheria: tutti dicevano che in Ungheria c'era stato un tentativo di colpo di stato fascista, e tutti tifavano per l'URSS. Non parliamo poi della guerra del Viet Nam. Nei consigli comunali non si parlava d'altro che di "Viet Nam democratico invaso dagli imperialisti". Si definivano, infatti, "paesi democratici" tirannie diaboliche quali quella del Viet Nam, Cuba, la Germania orientale, la Cecoslovacchia, l'Ungheria, la Romania, la Iugoslavia, la Bulgaria, la Cina, la Corea del nord, l'Albania, ecc. Si definivano invece "imperialisti" i vincitori della guerra, con l'eccezione della Francia, il cui chauvinsmo e la cui "pulizia di ebrei" la facevano rimanere simpatica. Occorre osservare che la Francia possiede ancora, di fatto, tutte le sue colonie, ed in Africa e altrove difende i propri interessi mediante l'impiego di un esercito di delinquenti noto come "Legion Etrangere", tutto ciò senza essere mai soggetta ad alcuna critica da parte degli 'anti imperialisti' o degli stessi 'imperialisti'.

Dagli anni '50 in poi mio padre mi fece conoscere le opere di Carlo Rosselli, George Orwell, Carl Popper, assai difficili da reperire in quel tempo poichè ostracizzate e aspramente criticate dagli intellettuali italiani che alcuni decenni dopo dovevano osannarle. Non so ancora come abbia fatto mio padre a procurarsi una copia di "Animal Farm", un libro aborrito da ogni intelletuale in Italia.

Venne il 1968 e per me fu la goccia che fece traboccare il vaso. Emigrai in Inghilterra poiché quella finta rivolta dei figli di papà contro se stessi ed i loro stessi valori, non poteva interessarmi in quanto faccenda interna ai ceti aristocratico e borghese. Il tempo mi ha dato piena ragione. Da Londra, dove ero direttore editoriale di una grossa casa editrice inglese, mi divertivo ad osservare le conseguenze sociali e politiche della storia che ho delineato sommariamente qui sopra. Erano gli anni 1970, da me previsti esattamente come sono accaduti, fino dal 1968.

Dal momento della caduta del Muro di Berlino e delle cosiddette "democrazie popolari" e alla conseguente "fine di tutte le utopie" (espressioni usate da quelli che mio padre definiva "vigliacchi" ed io invece "coglioni"), tornai in Italia per non perdermi lo spettacolo della"metamorfosi" ovverosia la trasformazione dei propagandisti di Castro e dell'Unione Sovietica in "liberal democratici".

Vidi i propagandisti dello stalinismo definirsi, appunto, "liberal-democratici", li vidi osannare il primo ministro britannico e il presidente americano, li vidi promuovere progetti di privatizzazione, udii parlare con simpatia della Confindustria e della Borsa Valori. Infine vidi un governo composto di capitalisti (Forza Italia), fascisti (Alleanza Nazionale) nazionalisti (Lega Nord), oscurantisti (DC) prendere il potere.

Lo stato di guerra attuale, che è stato causato dagli applausi e dal giubilo esploso in tutte le piazze dei paesi arabi e nei circoli ARCI di tutta Firenze, del resto d'Italia, della Francia e di altri paesi resi democratici dalle bombe angloamericane, alla caduta delle Torri Gemelle, ha cambiato un po' tutto.

Questa guerra, illegale, iniziata per errore da un presidente americano poco intelligente, è stata utilissima per chiarire alcune cose altrimenti non evidenti ai meno lucidi. Essa è servita, in primo luogo a dividere i fascisti dai democratici in modo chiaro e netto. Chiamo "fascisti" e non "neofascisti", quegli italiani che con le stesse parole di Mussolini, esprimono disprezzo o dubbi nei confronti della democrazia anglosassone e del capitalismo proprio come accadeva fino al 1943..

La guerra in Iraq ha infatti rivelato che a fornire di carri armati Saddam Hussein non sono stati gli USA ma la Francia e la Russia. La prima ha anche costruito tutti i palazzi del "democratico popolare" Saddam. Che a costruire i suoi bunker sono stati i tedeschi, che Russia, Cina e Belgio hanno fornito tutte le armi leggere e pesanti che abbiamo visto saltare in aria in TV. Queste cose, se non vi fosse stata la guerra non le avremmo mai accertate. Abbiamo visto una grande maggioranza di italiani -assidui emulatori dello stile di vita "americano"- avvelenati di odio verso gli USA e l'Inghilterra, sventolare "bandiere della pace",assieme a bandiere palestinesi, mentre bruciavano bandiere a stelle e strisce.

Subito dopo la chiara sconfitta di Saddam Hussein, tutto si è calmato. La locale cartoleria ha incominciato a vendere bandiere USA e Union Jacks, mettendo da parte le bandiere della pace. Quando l’Iraq è stato poi invaso dai neofascisti del mondo islamico e sono iniziate le stragi degli innocenti, allora sono di nuovo sparite le bandiere americane e ricomparse le bandiere della pace assieme a slogan che definiscono “partigiani” gli assassini suicidi fascisti “.

Aveva proprio ragione mio padre quando, esasperato dalle sottili persecuzioni di cui fu vittima durante gli anni 1950 in quanto aderente a "Giustizia e Libertà", esclamava: "l’Italia è un paese di vigliacchi". Prova ne sia che l'Italia è il paese che più di ogni altro in Europa copia gli USA nello stile di vita consumistico, dicendone male solo a parole. Basta guardarsi attorno per vedere come vivono o desiderano vivere la maggior parte degli italiani per capire che il modello è quello USA e di Silvio Berlusconi, sia che essi votino a sinistra sia che votino a destra.

Per fortuna una esigua minoranza silenziosa ed operosa di italiani, mantiene dignitosa all’estero l'immagine dell’Italia.

Per i motivi espressi sopra e per altri, voto a sinistra pur senza avere alcun rispetto per i suoi rappresentanti ufficiali e.... senza leggere la loro stampa.

G.C.

 

L'eredità del Fascismo

Durante l'acquisto della mia prima casa, il notaio mi ha informato che trattandosi di edificio storico vincolato dalle Belle Arti, lo Stato si riserva il diritto di prelazione ed impone all'acquirente la richiesta di una lettera liberatoria al Ministero a Roma. Inviata tale richiesta, la lettera liberatoria è giunta otto mesi dopo l'ivio di tale richiesta. Lo stesso notaio mi ha informato altresì che lo Stato italiano si riserva, in questi casi, un ulteriore privilegio e cioè quello di impedire all'acquirente dell'immobile (dopo che questi ha versato l'intero importo per l'acquisto dell'immobile al notaio ed ha firmato il documento di transazione) di accedere alla sua proprietà per un periodo di altri due mesi, durante il quale lo Stato potrebbe decidere di acquistare l'immobile lasciando senza casa il legittimo proprietario. Norme del genere non esistono in alcun paese che osservi il Diritto.

In Italia lo Stato impone a chi offre prestazioni occasionali, l'emissione di una "notula" con ritenuta di acconto del 20%. Facendo la dichirazione dei redditi col modulo 740, è risultato che sono in credito di una considerevole somma nei confronti dell'Erario. Durante i 30 anni trascorsi all'estero, quando ho pagato le mie tasse in eccesso, l'Erario -britannico o maltese che fosse-, mi ha subito, nel giro di pochi giorni, restituito la somma pagata in eccesso. Qui in Italia, mi viene invece riferito che la somma verrà restituita nel giro di 4-5 anni "se tutto va bene". Come cittadino italiano e custode della Costituzione, trovandomi di fronte a due abusi costituzionali: a) l'imposizione del pagamento anticipato di una tassa eccessiva, b) la negazione di una pronta restituzione, ho deciso di far valere I miei diritti impugnando la Costituzione della Repubblica, esigendo quindi l'esenzione dal pagamento anticipato di tasse sul reddito e l'immediata restituzione del denaro che de facto mi è stato estorto. In attesa che ciò avvenga sospendo ogni dichiarazione dei redditi.

A seguito di queste sgradevoli esperienze, ho scoperto che lo Stato italiano impone al cittadino l'osservanza di numerosi articoli di legge stilati da Benito Mussolini o comunque ispirati al suo pensiero. In rispetto per tutti coloro che sono morti per abbattere il fascismo e lo Stato autoritario, rifiuto di osservare ogni e qualsiasi legge emanata durante l'era fascista e che ancora si attarda nei codici della Repubblica.

G.C.