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INTERNATIONAL KNOWLEDGE UNLIMITED

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Questa non è una "lumaca" ma una "chiocciola".

Introduzione alla mostra didattica

"La Razza Umana"

di Giovanbni Caselli, tenutasi nel Palazzo Comunale di Bibbiena fra marzo e maggio 2003

 

 

 

UNA CULTURA E UNA CIVILTA' ?

Parliamo oggi assai spesso di cultura, civiltà, etnia, razza, ecc. senza veramente sapere a cosa esattamente ci si riferisca. La stampa, la radio e la televisione fanno un'enorme confusione abusando questo o quel concetto, ora a causa di pura e semplice ignoranza, ora di proposito, per promuovere un'ideologia o l'altra, una posizione o l'altra.

Non esiste una definizione assoluta ed universalmente valida di alcuno dei concetti che le varie discipline creano allo scopo di analizzare la realtà che ci circonda, poiché tali concetti non sono che strumenti elaborati dall'uomo, con i mezzi a sua disposizione in quel momento e come tali, essi si mutano nel tempo, compaiono e scompaiono, sotto l'influenza della moda del momento dell'ideologia, o del metodo di studio adottato da chi ricerca e scrive.

Per farsi un'idea plausibile del significato di questi concetti, non vi è quindi metodo migliore che quello di verificarli mediante l'esperienza personale, con la ricerca sul campo e il contatto diretto con le persone che vivono e lavorano in paesi diversi del mondo. Chi scrive è uno che da 30 anni ha esaminato genti di varie nazioni del mondo, studiandole direttamente o indirettamente, allo scopo di comprendere la varietà di modi in cui l'umanità si esprime.

In Europa come altrove, stiamo oggi attraversando una seconda "era delle migrazioni"; la prima avvenne fra il V e l'VIII secolo d.C.

Allora, fra la fine dell'Impero Romano e l'inizio del Medioevo, intere popolazioni si misero in movimento da un continente all'altro, da un paese all'altro.

Fra il V e l'VIII secolo d.C. la civiltà Classica fu quasi completamente distrutta dalle orde nomadi centro asiatiche, l’antica popolazione dell'Italia venne completamente sostituita da immigrati, e della civiltà romana sopravvissero solo la lingua le lettere e il mito. Dalla Sicilia alle Alpi, praticamente ogni edificio fu raso al suolo e sulle sue rovine sorse una capanna di legname coperta di paglia. Anche se oggi il degrado architettonico si manifesta in maniera meno drammatica di allora, si sta tuttavia  verificando sotto i nostri occhi un fenomeno analogo. La nuova architettura riflette il collasso del gusto e della conoscenza, mentre nei nostri centri storici si aggirano immigrati indiani, africani, russi, albanesi romeni, ecc. i cui figli parlano perfettamente il vernacolo locale e i cui figli si chiameranno “italiani”.

Se oggi nella scuola materna un terzo dei bambini ha ambedue i genitori stranieri e un'altra minore percentuale ha genitori di origini miste, è chiaro che fra qualche decennio gli individui di origine straniera saranno la maggioranza assoluta, fino al giorno in cui non rimarrà alcuna traccia genetica degli abitanti originari del luogo, dei quali si salveranno la lingua e certe tradizioni.

Questo è quanto accade oggi in molti paesi soprattutto dell'occidente, ed è esattamente quanto accadde 1500 anni or sono. E' proprio il caso di dire che non c'è nulla di nuovo sotto il sole. E' quindi assai importante che in questa fase della storia dell'umanità i termini di cultura, civiltà, etnia, razza, siano ben compresi nel loro significato scientifico attuale, non solo per evitare confusioni, ma addirittura per evitare scontri e guerre generati esclusivamente da malintesi.

E' questo lo spirito con cui affrontai l'allestimento della mostra "LA RAZZA UMANA" (Palazzo Comunale di Bibbiena (Ar) da Sabato 29 marzo al 4 Maggio 2003)

A diversi anni di distanza, si continua a parlare, persino negli ambiti accademici, di “culture diverse a confronto con la globalizzazione”, come se il fenomeno naturale e spontaneo della globalizzazione delle cultura fosse frutto di un complotto occidentale macchinato ai danni delle culture “diverse”. La teoria del complotto è antica quanto la storia umana. La teoria attuale è di origine antisemita e la iniziarono Hitler e Mussolini per trovare una scusa per la guerra e lo sterminio degli Ebrei. Infatti si sente parlare di “complotto” di Bush per far saltare le Torri Gemelle e quindi avere una scusa per far la guerra all’Iraq. Sarebbe questo un complotto “sionista”, che fra le altre cose malvagie a cui è votato include l’esagerazione della gravità dell’Olocausto.

Le rare persone che hanno appena qualche cognizione del mondo non avendolo visitato esclusivamente per motivi edonistici, sanno che dappertutto, e in particolar modo laddove si presume che la cultura sia “diversa” la gente vuole emulare l’Occidente spontaneamente e senza alcuna forma di coercizione.

La globalizzazione economica, che fa seguito a quella culturale – poiché è la cultura a determinare l’economia e non viceversa - presenta invece dei seri pericoli. L’indottrinamento consumistico che ha ormai corrotto alle radici la società occidentale, sta causando lo stesso degrado anche nel mondo “arretrato” – tanto per usare un termine esatto secondo il costrutto antropologico di “dislivelli di cultura”. Quei valori morali, sociali, politici ed estetici che furono alla radice dell’avanzata dell’Occidente sono preclusi al mondo arretrato nel momento in cui esso viene a far parte dell’Ecumene, e questo è il vero problema. Come affrontare il degrado dell’intelligenza e della morale sociale, dell’estetica e della cultura tout court? Questo, e questo solo, è il vero dilemma….

G.C.

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LA RAZZA UMANA E LA CHIOCCIOLA*

di Giovanni Caselli

“Vi è maggiore differenza genetica fra una chiocciola di una valle spagnola e un’identica chiocciola nella valle accanto, di quanta ve ne sia fra un ottentotto e un membro del gabinetto britannico.”    Steve Jones Professore di genetica del Galton Laboratory dell’University College, Londra

Il senso comune e la scienza sostengono che vi è una sola razza umana sulla terra.  Quando sono nato, nel 1939, una  tale affermazione poteva avere gravi conseguenze.

Sino ad alcuni decenni or sono si classificavano ora quattro ora cinque o più razze del genere umano, eppure nessuno è mai riuscito ad individuare con esattezza la linea di demarcazione fra una razza e l’altra, o a stabilire quali fossero le caratteristiche fisiche che distinguessero con precisione scientifica una razza da un’altra.

Piuttosto che di “razze” si parla oggi di differenze etniche o di etnie, ma anche cambiando la parola rimane il problema di definire con esattezza cosa distingua sostanzialmente un essere umano, o un gruppo di esseri umani, da un altro.

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Numerosi popoli dell’Asia parlano lingue indo-europee, mentre in Europa i Baschi, gli Ungheresi i Finlandesi gli Estoni i Lapponi parlano lingue prevalentemente asiatiche o comunque non indo-europee; dobbiamo quindi considerare gli Ungheresi, i Baschi, i Finlandesi, gli Estoni e i Lapponi non europei e considerare invece europei i Persiani, gli Indiani, gli Azeri, i Curdi o i Tajiki?

La popolazione dell’Europa appartiene ad una sola etnia che parla una varietà di lingue determinata sia dal caso sia da eventi storici.

Se le razze non esistono, nemmeno le lingue riescono a dividere gli esseri umani in categorie qualitative, allora cos’altro altro può dividerci o classificarci in maniera chiara e scientifica?

Si parla spesso di culture diverse, dando per scontato che la diversità culturale sia scientificamente misurabile e che di conseguenza si possano classificare scientificamente le varie culture. Ma cosa significa cultura in senso scientifico? Siamo certi di saperlo?

Gli antropologi affermano spesso che una cultura si distingue da un’altra in virtù di un numero di caratteristiche che contraddistinguono una particolare società e che includono una visione del mondo, una particolare religione, una lingua, una tecnologia, un costume, un’alimentazione, ecc. L’insieme di un certo numero di caratteri peculiari costituirebbe una cultura, ma nessuno sa stabilire con esattezza quali di questi caratteri siano definibili come peculiari, o quanto questi dovrebbero esserlo affinché una società di persone che li possieda possa distinguersi da un’altra.

In verità è oggi assai difficile, se non impossibile, classificare con inequivocabile chiarezza scientifica una qualsiasi cultura separandola scientificamente da un’altra.

Lo sviluppo delle comunicazioni e i contatti sempre più intensi fra ogni società del pianeta, hanno fatto sì che durante gli ultimi 500 anni la diversità culturale formatasi durante i precedenti 100.000 anni, sia venuta sempre più ad attenuarsi.

Numerose culture sono scomparse, altre sono state assorbite, altre ancora si sono uniformate o amalgamate, al punto che le culture autonome esistenti oggi sulla terra riguardano un numero assolutamente esiguo di individui. In sostanza oggi apparteniamo tutti alla cultura “ecumenica” (come la definisce William McNeill) la cui punta di diamante è palesemente rappresentata dagli Stati Uniti d'America alla cui formazione hanno partecipato e partecipano tutti I popoli del mondo.

Il sentirsi e il dichiararsi parte di una cultura piuttosto che di un’altra è un diritto consolidato e riconosciuto, ma nella migliore delle ipotesi, si tratta di un’idea che deriva da sentimenti irrazionali piuttosto che da fatti scientifici. Si tratta quasi sempre di erronee interpretazioni del significato di cultura, risultanti da indottrinamenti politici, o da altre considerazioni che con la scienza nulla hanno a che vedere.

La sola religione, la sola lingua, il solo colore della pelle, la mutilazione della donna, o tutti questi aspetti assieme, non bastano ad assegnare una persona o un gruppo di persone ad una “cultura”, come sarà chiaro a un abitante di New York, di Parigi, di Londra e oggi persino di Arezzo.

Le scoperte della genetica e della linguistica, avvenute durante la seconda metà del XX secolo, hanno confermato quanto sostenuto da quegli studiosi britannici che sin dal 1935 confutarono i principi razziali che portarono alle stragi efferate del Nazismo e del Fascismo.

Idee malsane concernenti  “differenze etniche” inesistenti, devastano ancora oggi numerose regioni in ogni continente, inclusa l’Europa, dove nazioni fittizie pretendono di affermare una loro indipendenza bombardando degli innocenti.

E’ ormai assodato che il genere umano abbia un’unica, origine. Non solo tutti gli esseri umani e le lingue da loro parlate oggi nel mondo hanno una sola origine, ma tutte le culture derivano da un’unica cultura.

E’ solo di varietà culturale e fisica che si può quindi parlare riferendoci al genere umano. Una varietà che non è classificabile scientificamente o qualitativamente, poiché tutte le lingue sono ugualmente complesse, ogni società è ugualmente complessa, ogni individuo è complesso quanto un altro. Non vi sono lingue evolute e lingue semplici; non vi sono società semplici o primitive contrapposte a società complesse, tutte le società sono, a loro modo, complesse.  Accettando malsane nozioni concernenti la cultura si promuove il conflitto si incoraggiano le guerre.

La grande e preziosa varietà, manifestatasi durante la dispersione dell’umanità da un unico luogo di origine a tutto il globo, in ogni ambiente e clima, potrebbe essere una grande risorsa, qualora non servisse soltanto a dividere, come è in effetti accaduto fino ad oggi.  La vastissima varietà di esperienze accumulata in ogni luogo e in ogni clima abitato dall’uomo è ciò di cui l’umanità deve far tesoro oggi, in un’epoca in cui le comunicazioni fanno sì che tutta l’umanità torni ad essere riunita in un'unica società nell’ecumene.

Giovanni Caselli 2003

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 * la chiocciola è oggi nota col nome di "lumaca", ma quest'ultima appartiene a  una "razza" diversa.