ARCADIA copia.gif

CONTENTS

 

LOGO CASELLI copia.gif

INTERNATIONAL KNOWLEDGE UNLIMITED

 

 

 

PATRIMONIO MATERIALE  E IMMATERIALE

 

 

 

TKWB

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cultura globale

 

 

 

 

GO BACK

mail018.gif

 

UNA INIZIATIVA PER SALVARE IL MONDO

    Cosa costituisca "patrimonio" fra tutti i segni visibili e invisibili dell'attività umana, è determinato da un accordo sociale di gruppo: non può esservi niente di obiettivo a proposito del patrimonio.

    Non tutti i segni dell'attività umana sono riconosciuti o percepiti allo stesso modo da tutte le società e fra quelli che lo sono non tutti saranno ritenuti rilevanti, quindi tutto ciò che una società o una nazione descrive come patrimonio potrà essere diverso da quello di un'altra.

   Se è vero che in una stessa società o nazione i vari ceti possono avere percezioni diverse del significato di "patrimonio", è altrettanto vero che ciò che si considera patrimonio varia nel tempo e ciò che è patrimonio oggi può non essere stato tale ieri e potrebbe non essere tale domani.

    In virtù dell'avvenuta globalizzazione del linguaggio mediatico, del gusto - o dell'assenza di esso- e della conoscenza, gli intellettuali che in ogni nazione aderiscono ai principi del rigore scientifico occidentale, si trovano oggi pressoché concordi sul concetto di patrimonio e possono quindi unire i loro sforzi nello studio, nella tutela e nella sua riproposta innovativa.

    La definizione di PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE è stata concordata in occasione della Convenzione UNESCO sul tema in questi termini:  

"L’un des effets les plus bénéfiques de la Proclamation des chefs-d’oeuvres du patrimoine oral et immateriel de l’humanité est de preserver l’intégrité du sens de chaque activité selectionnée. Ce ne sont pas seulement les objets utilisés ou les événements singuliers qui sont reconnus, mais également leur evolution historique et le rôle joué par ceux qui les créent, les représentent ou les exposent. Une telle reconnaissance globale devient un hommage à l’action culturelle contemporaine, quel que soit le contexte culturel particulier où celle-ci se produit. La voie est alors ouverte à l’élaboration d’une nouvelle ‘cosmoculture’, c’est-à-dire à la mise en perspective globale des formes de création et de communication humaines en constante évolution” (Lourdes Arizpe, Antropologa messicana, Vice-Direttrice generale per  la Cultura dell’UNESCO dal 1994, Presidente del Conseil international des sciences sociales – ISSC dal 2002) "

     La Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale fu votata dall'Assemblea Generale dell'UNESCO nel corso della 32° sessione, nell'ottobre del 2003 . Questa decisione da parte di quasi tutte le nazioni del mondo segna il raggiungimento di una interpretazione comune del significato di patrimonio culturale tradizionale.

    Dopo secoli di divergenze e pregiudizi di natura soprattutto culturale ma anche politica, quasi tutte le nazioni riconoscono ufficialmente l'importanza dei reciproci retaggi culturali. Si era fino ad ora parlato principalmente di patrimonio materiale, con riferimento soprattutto alle grandi opere e ai capolavori dell'arte occidentale, trascurando la dimensione immateriale dell'espressione culturale anche al di fuori della sfera occidentale.

    Mediante le proclamazioni dei "Capolavori del Patrimonio Orale e Immateriale dell'Umanità" del 2001 e 2003 i patrimoni demoetnoantropologici (DEA), ossia i patrimoni immateriali "etnici" -per usare un termine antiscientifico, ma purtroppo utile quando ci si vuol far capire- , sono usciti dall'ambito del folclore acquistando pari dignità con le espressioni della cultura occidentale più avanzata.

    Superati i pregiudizi dell'era coloniale, l'Occidente, ovvero l'Ecumene come definito da William McNeill, si è fatto promotore di un ridimensionamento della propria valutazione delle conoscenze altrui, riconoscendo il valore dei  patrimoni materiali e immatariali di tutte le culture passate o presenti, nel momento in cui tutta l'umanità scopre, anche mediante la scienza, comuni radici genetiche e culturali.

   In ogni nazione del pianeta, tutti i ricercatori che riconoscono la validità del metodo scientifico maturatosi nell'Ecumene, accettano il fatto evidente che tutta l'umanità è oggi volontariamente ritornata ad essere un unica civiltà e un unica etnia, quale era 200.000 anni fa quando dall'Africa essa si diffuse in tutto il mondo.

    Oggi possiamo tutti guardare indietro e riconoscere uguale importanza e dignità ad ogni esperienza culturale che nei millenni ha portato ad una moltitudine di espressioni ed esperienze, anche se adesso per la maggior parte esaurite o scomparse.

    Tutte le esperienze di ogni essere umano sulla terra, da qualche milione di anni fa ad oggi, hanno contribuito a creare non tanto la diversità, ma mediante essa la civiltà ecumenica che oggi possediamo, indipendentemente da dove il caso abbia collocato il suo centro geografico.

    L'apice più avanzato della cultura  umana -e quindi dell'Ecumene- si trova laddove nel mondo si  garantiscono uguale dignità e ruoli ad ogni individuo in ogni e qualsiasi circostanza, dove i capi di stato sono sostituibili mediante il processo democratico. Il centro dell'Ecumene si trova laddove ogni uomo e ogni donna possono dire ciò che pensano senza dover subire alcuna repressione e si prendono liberamente e spontaneamente carico di garantire tali diritti a tutti coloro che non ne hanno.

  Questo stato di cose è il risultato del contributo collettivo di tutta l'umanità e non di una sola parte di essa. Laddove queste regole non esistono non vi è una cultura diversa, ma un "dislivello di cultura". E' questo l'uso appropriato del costrutto "dislivelli di cultura" e non quello sin'ora inteso dai demagoghi.

    E' tempo di rendesi conto che il parlare di "noi" e di "loro"  o di "culture diverse" laddove si trova non una cultura diversa ma una società arretrata o retriva che in genere punisce soprattutto la donna per esaltare il maschio poiché insicuro della sua virilità, non ha alcun senso scientifico ed è perciò intollerabile da ogni persona civile.

    Il recupero, la classificazione e lo studio dei prodotti materiali e immateriali dell'esperienza umana, in ogni continente e in ogni campo, porterà ad una condivisione delle conoscenze di tutta l'umanità e quindi ad un possibile quanto auspicabile uso innovativo di tutto ciò che di utile possa esservi.

    Gli erronei costrutti di "folclore", "cultura subalterna", "civiltà diverse",  "culture diverse", "etnie diverse" e tutti gli altri costrutti ideologici che non reggono all'analisi scientifica, sono soltanto generatori di confusione, del proliferare di stati e nazionalismi e quindi di sanguinose guerre fra popoli spesso identici che solo la separazione artificiale -usualmente causata dalla guerra o dall'indottrinamento religioso- ha segregato in stati diversi.

    E' tempo di riconoscere che tutta l'umanità appartiene oggi, per sua spontanea scelta, ad una sola civiltà collettivamente costruita. La separazione dell'umanità, originariamente unica e unita, in tante nazioni, causata da malintesi collettivi, da individui, da governi male intenzionati e dalle guerre, non serve ad altro che a creare più stati e quindi a fare ancora più guerre.

    E' positivo invece il fatto che il relativo isolamento di gruppi umani in ambienti diversi abbia portato nei millenni allo sviluppo di numerose esperienze e tecnologie relative alla produzione e alla riproduzione, che costituiscono oggi un pregevole patrimonio degno di studio e di applicazione, laddove questo non venga brandito come marchio o emblema di differenza "etnica".

    Gli individui, le organizzazioni retrive e le forze oscurantiste e conservatrici che si oppongono alla globalizzazione della cultura, esaltando la "differenza", sono destinate al totale fallimento o sono già fallite, poichè l'umanità non mostra alcuna intenzione di voler conservare o enfatizzare differenze che servono solo a generare guerre, essa vuole semplicemente essere unita e in pace.

    I soli aspetti negativi dell'avvenuta globalizzazione sono di ordine economico e questi si correggono soltanto combattendo,  soprattutto a livello personale, il consumismo, l'emulazione e l'ostentazione. A livello governativo occorre invece combattere il colonialismo economico e lo sfruttamento delle forze lavoro.

    Pur accettando ogni punto di vista personale su questo tema che ho forse troppo brevemente discusso, aderisco con questo spirito al progetto TKWB (Traditional Knowledge World Bank) che l'UNESCO ha assegnato ad IPOGEA di Pietro Laureano.

    Per saperne di più andate a:   

http://www.tkwb.org/